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Gli incidenti ambientali negli ultimi 12 mesi, tra maltempo e catastrofi naturali in tutto il mondo, ma soprattutto in Italia, rendono la continuità operativa un argomento attualissimo. Garantire la continuità operativa è un requisito fondamentale per qualsiasi ente e azienda. La norma ISO 22301 è stata sviluppata per ridurre al minimo il rischio di interruzioni con particolari applicazioni in settori quali la finanza, le telecomunicazioni, i trasporti e le Pubbliche Amministrazioni, dove la capacità di assicurare la continuità delle operazioni è fondamentale per l’organizzazione stessa, per i suoi clienti e per le parti interessate.
Nell'ambito del convegno sulla presentazione della Nuova ISO 22301, tenutosi a Milano lo scorso 24 maggio è nata una discussione sul fatto che le organizzazioni di oggi, quando lo hanno, non testano abbastanza il proprio piano di business continuity. Non importa quanto grande sia l’organizzazione, perché se non si aggiornano i piani comunque si espongono il business e i dipendenti ad alti rischi. I clienti che hanno adottato un approccio olistico alla business continuity hanno segnalato un miglioramento enorme nella velocità di recupero da incidenti e interruzioni (BSI Excellerator Research 2011)
I dati della relazione del Chartered Management Institute, "Planning for the worst"(Planning for the worst - Business Continuity Management Survey 2012 - Marzo 2012), recentemente commissionata da BSI, infatti, mostrano che di tutte le aziende che hanno dovuto attivare tali piani nel 2011, l'82% ha dichiarato che questi hanno permesso loro di tornare alla normale operatività più rapidamente di quanto altrimenti sarebbe stato possibile, mentre l'81% è riuscita a ridurre i disagi. Oltre a fornire la garanzia che l'organizzazione sarà in grado di proseguire le sue attività quotidiane, l'attuazione di tali procedure aiuta anche le imprese ad affrontare gli aspetti più strategici della continuità operativa, per la loro catena di fornitori. Questo nuovo standard sulla business continuity rappresenta un significativo passo in avanti. Si semplificano i compiti di pianificazione per ciò che è imprevedibile e si rendono le organizzazioni autonome e in grado di reagire immediatamente quando sorgono le difficoltà. L’estensione dello standard a livello internazionale fa sì che questo stesso approccio sia condiviso in tutti i Paesi del mondo.
A questo proposito, BSI Group Italia vi segnala 5 consigli utili per affrontare un adeguato percorso di BC: * Assicurarsi che anche gli alti livelli del management siano continuamente coinvolti e impegnati in strategie di Business continuity. Il management ha una visione più completa dell'organizzazione e il loro supporto garantirà che la continuità operativa sia posta come priorità in tutta l'organizzazione. * Non saltare le esercitazioni e i collaudi, a meno di gravi complicazioni. Questo è il modo migliore per individuare le eventuali falle nelle strategie di emergenza ed evita, in caso di imprevisto, ripercussioni negative dal punto di vista mediatico. * Effettuare una valutazione completa del rischio e dell'impatto sul business includendo tutte le relazioni con gli organi interni e le relazioni esterne in particolare con i fornitori. * Implementare un approccio sistematico alla continuità del business. * Seguire le best practice internazionali: perché improvvisare, quando centinaia di esperti hanno contribuito a sviluppare un approccio alla continuità operativa che funziona ed è riconosciuto a livello internazionale?
Se siete interessati ad approfondire queste tematiche e a partecipare al prossimo convegno che si terrà il 19 Giugno a Roma, iscriversi a:
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Programma (pdf) Modulo registrazione (pdf) Coordinano gli interventi in sala l'ing.Guido Pagani, Banca d'Italia, e l'ing. Anthony Cecil Wright, MBCI, LA BS25999, technical expert BSI (BSI è socio sostenitore di ANSSAIF). |