Intervento del Direttore Generale della Banca d'Italia PDF Stampa E-mail

L’Unione Europea di fronte alla crisi globale:le implicazioni per le banche, la finanza e la politica economica  

 

(Riportiamo le conclusioni tratte dal discorso tenuto oggi a Berlino). La crisi globale che ha colpito anche la UE non è ancora superata. Ci sono focolai di tensione ancora attivi nei sistemi bancari e nelle finanze pubbliche di vari paesi; permangono condizioni di incertezza e di volatilità sui mercati finanziari.L’attività economica è in ripresa nel 2011, ma è comunque prevista decelerare nel 2012, anche in Germania e negli Stati Uniti. Non vi può essere alcun dubbio che ricade sui singoli paesi la responsabilità primaria di mettere ordine nelle proprie finanze pubbliche e nei propri sistemi bancari. L'Italia è pienamente consapevole di questa necessità e farà la sua parte come ha sempre fatto anche in passato. Ma è altrettanto ovvio che paesi che hanno in comune la moneta hanno l'obbligo morale di cooperare per facilitare la correzione degli squilibri e per impedire che il contagio si trasmetta in tutta l'area, destabilizzando la stessa moneta unica. Le misure prese in questo campo hanno rafforzato in modo significativo la capacità della UE di governare la propria economia efficacemente anche in tempi di crisi. Ma la costruzione europea nella sua eccezionalità resta difficile da comprendere per gli osservatori esterni, compresi quelli che investono sui nostri mercati finanziari e sulla nostra moneta. Dobbiamo quindi fare uno sforzo particolare per migliorare la nostra comunicazione, per accrescere la trasparenza delle nostre istituzioni e procedure e per contrastare efficacemente la speculazione destabilizzante. Dobbiamo darci un assetto istituzionale adeguato alle sfide economiche e finanziarie che la UE e l’eurozona sono chiamate a fronteggiare e che non richieda periodiche interpretazioni o emendamenti dei nostri Trattati. Ogni volta che la UE riapre i negoziati sui Trattati, come sta avvenendo questi giorni, i nostri partner e i mercati si chiedono se ci stiamo accingendo a fare un passo avanti o un passo indietro. Il momento per fare chiarezza sul governo economico della UE è ora. Ma la UE non potrà risolvere i suoi problemi strutturali solo attraverso il consolidamento fiscale. Questo è necessario per stabilizzare i mercati finanziari e per lasciare più spazio agli investimenti privati. Ma occorre anche adottare una strategia di riforme strutturali per accrescere il potenziale di crescita dell'economia europea, per riassorbire la disoccupazione, specie quella giovanile e femminile, e per correggere gli squilibri di produttività e di competitività all'interno dell'eurozona. Si tratta di riforme che devono e possono essere intraprese da tutti i paesi della UE. Non è questa la sede per entrare nei dettagli di questo programma che del resto è stato delineato sia in documenti ufficiali della UE, come la Strategia 2020, sia in contributi privati1. In sintesi, occorre portare avanti il completamento del mercato interno introducendo ulteriori liberalizzazioni nel settore dei servizi, come la grande distribuzione, i trasporti, le costruzioni, i servizi finanziari e professionali, dove la UE è rimasta indietro rispetto ai principali concorrenti. Occorre promuovere la piena integrazione dei mercati dell'energia, ancora frammentati a livello nazionale e dominati da monopolisti locali che impongono costi elevati alle imprese e alle famiglie. Inoltre, come indicato dal Rapporto Monti, è necessario rafforzare le infrastrutture fisiche che stanno alla base di un grande mercato interno, le reti di trasporti, di telecomunicazioni, di distribuzione dell'energia e dell'acqua. L'esperienza insegna che da questi processi di liberalizzazione e di integrazione viene la spinta per la ricerca e l'innovazione che sono il presupposto per lo sviluppo di nuovi investimenti e della produttività.

Si tratta di un’agenda ambiziosa e per certi versi impopolare nel breve periodo. Essa richiede quindi uno sforzo di leadership da parte dei principali attori europei. È una sfida non facile e sono state numerose le occasioni perdute per vincerla, da Maastricht, a Amsterdam, a Nizza, e, da ultimo, a Lisbona. Vorrei concludere questo intervento citando le parole di Tommaso Padoa-Schioppa, un mio carissimo amico e un grande combattente per l'integrazione europea, improvvisamente scomparso a dicembre scorso. In un amaro libro scritto nel 2006, all'indomani del rigetto del Trattato costituzionale europeo, Tommaso invitava l'Europa a esercitare una "pazienza attiva" e ammoniva che per: ".... completare la costruzione di un'Europa unita occorrono verità e chiarezza sulle questioni di fondo, rifiuto dell'ambiguità, spiegazioni convincenti del perché l'Europa sia necessaria tanto al benessere e alla sicurezza dei nostri Paesi quanto alla pace e all'ordine mondiale" È un ammonimento che mantiene tutta la sua validità anche oggi.

(dal sito Banca d’Italia; Roma, 8 febbraio 2011 )

 


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