| Banca d'Italia - Pagamenti elettronici |
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E' stato pubblicato il rapporto "La diffusione dell’ICT nei pagamenti elettronici e nelle attività in rete. I risultati delle indagini su imprese e amministrazioni pubbliche". Il rapporto, scaricabile dal sito della Banca d'Italia - all’indirizzo: www.bancaditalia.it.(Sezione Mercati e Sistemi di pagamento - Supervisione sui Mercati e sul Sistema dei pagamenti - Documentazione - Altri documenti) - ha fatto emergere alcuni spunti di notevole interesse. Citiamo qui solo la:
Introduzione e sintesi dei principali risultati 1. Dopo tre indagini campionarie svolte dalla Banca d’Italia sulla diffusione dei pagamenti elettronici e, più in generale, dei servizi di rete presso le imprese di dimensione medio e piccola, è possibile identificare un sentiero di crescita nell’uso dell’ICT ed individuare le politiche atte a promuovere la loro diffusione con l’obiettivo di aumentare l’efficienza e la competitività del nostro sistema produttivo. 2. Nel corso degli otto anni esaminati, è stata completata la dotazione di PC presso le imprese e oltre due terzi di esse ha un sito, in prevalenza dedicato all’esposizione del catalogo dei propri prodotti. È molto diffuso l’uso della rete per incassi e pagamenti (vi ricorre oltre il 90 per cento delle imprese). Nel 2004, invece, il 75 per cento delle imprese era collegato con le banche ma, in prevalenza, usava la rete per acquisire informazioni sulla situazione dei conti. Nell’ambito di questi servizi è aumentato di quasi venti punti percentuali il ricorso al Corporate Banking Interbancario (CBI) e di dieci punti l’utilizzo dei bonifici (rispettoa una minore incidenza delle operazioni con carte di credito). Come già emerso nelle due indagini precedenti, sono considerati fattori positivi per la diffusione dei servizi bancari in rete: la presenza di un interlocutore affidabile e certo, il ricorso a servizi standardizzati, l’impiego di regole chiare, il risparmio di tempo, i modesti cambiamenti organizzativi necessari per operare, la decisa azione incentivante da parte delle banche. Notevole è stato anche il balzo in avanti (oltre venti punti percentuali) compiuto dalla fatturazione elettronica che ormai interessa quasi la metà delle imprese ma con una netta prevalenza delle fatture ricevute (passive) in prevalenza dalle grandi imprese fatturatrici. In questo caso, un ruolo propulsivo è stato svolto dalle imprese fornitrici di servizi pubblici e dalla crescita (di oltre dieci punti) degli acquisti in rete. Rimane invece modesto il tasso di espansione delle vendite in rete. In entrambi i casi, acquisti e vendite in rete, è aumentata la quota sul totale degli scambi. Tuttavia mentre oltre la metà delle imprese fa acquisti in rete, soltanto una su dieci realizza vendite tramite la rete, a conferma dei lenti progressi del commercio elettronico presso le famiglie. Da notare anche la resistenza delle imprese nei confronti di strumenti di mercato virtuale fuori del loro controllo; infatti, lo strumento tecnologico utilizzato in netta prevalenza è il sito del fornitore o il proprio sito. Quanto agli ostacoli alla diffusione dell’e-commerce, percepiti in ridimensionamento,continuano ad essere prioritari: l’esigenza di avere un contatto diretto con il cliente/ fornitore, l’insufficiente presenza di controparti in rete e l’incertezza sulla loro identità e affidabilità. L’ultima indagine, che include anche le imprese manifatturiere, ha mostrato come le imprese più attive nell’utilizzo delle nuove tecnologie siano quelle più aperte al commercio internazionale (in termini di import-export), di maggiori dimensioni (in termini di fatturato) e quelle operanti in particolari settori (come ad esempio l’informatica, la ricerca e sviluppo e l’elettronica). L’area geografica sembra invece giocare un ruolo minore nella propensione all’uso dell’ICT; in ogni caso il divario tra le aree si sta riducendo. Se si analizzano le motivazioni per operare in rete, si registrano, in prevalenza, attese di riduzione dei costi e di aumento dell’efficienza gestionale e, a posteriori, queste attese, nel complesso, vengono realizzate. Meno rilevanti sono le ragioni collegate al mercato e all’allargamento della clientela potenziale salvo che per le imprese che operano anche nei mercati esteri. 3. La dinamica della diffusione dell’ICT nel caso delle imprese del settore terziario è stata analizzata anche attraverso un panel di imprese presenti nelle ultime due indagini. Sebbene le percentuali di crescita nell’ambito del panel per i principali fenomeni analizzati siano sostanzialmente analoghe a quelle ottenute dal confronto delle due ultime indagini per le imprese di servizi complessivamente considerate, è interessante notare che circa la metà delle imprese non attive nell’e-commerce nel 2004 lo è divenutanel 2007, in modo pressoché uniforme tra le varie classi di fatturato, e che il 12 per cento delle imprese, attive nell’e-commerce nel 2004 ha abbandonato questa attività (inprevalenza sono imprese del commercio al dettaglio). Il panel conferma la tesi che il processo di diffusione dei servizi avanzati in rete è lento. Oltre la metà delle imprese attive nel commercio elettronico nel 2007, ma non nel 2004, già in quel anno aveva un proprio sito, mentre nel caso di imprese prive del sito alla stessa data solo un terzo ha effettuato transazioni in rete nel 2007. 4. Per approfondire il fenomeno della diffusione dei servizi in rete presso le imprese intervistate, si è operata una distinzione fra imprese (high tech) che si pongono inmodo attivo nell’utilizzo della rete per servizi più avanzati (e-business, e-commerce,e-payments ) ed imprese (low tech) che ricorrono solo ai servizi di rete più diffusi estandardizzati oppure che non li utilizzano affatto (poco meno del 10 per cento delle imprese intervistate). A loro volta, le imprese più avanzate possono essere disaggregate fra imprese che utilizzano le tecnologie in prevalenza per migliorare l’efficienza gestionale (gestione della filiera produttiva) e quelle che invece privilegiano gli aspetti di mercato e di competitività (vendita dei propri prodotti/servizi). Questa distinzione consente una lettura più ricca dell’uso dei servizi avanzati in rete che, nel considerare l’ICT un fattore produttivo a tutti gli effetti, affida ai servizi di rete un ruolo crescente e strategico per migliorare l’efficienza gestionale; in tale contesto il ruolo dell’e-commerce ne risulta ridimensionato da espressione paradigmaticadell’innovazione a una delle fasi del ciclo produttivo. La fatturazione elettronica permetterebbe di “congiungere” i due “momenti” dell’integrazione di processo (interna) e di scambio (esterna) poiché si associa positivamente con la diffusione dei servizi di incasso e pagamento in rete. Questo aspetto strategico è oggetto di studio anche nei lavori per la realizzazione della SEPA e per la possibile adozione di uno standard europeo per l’e-invoice. 5. L’azione di promozione dei servizi in rete da parte delle amministrazioni pubbliche riguarda il mandato di pagamento elettronico, l’utilizzo del SIOPE e la fatturazione elettronica, che per legge le stesse amministrazioni dovranno obbligatoriamente richiedere ai propri fornitori. Sebbene non tutte le amministrazioni abbiano raggiunto lo stesso grado di innovazione, si cominciano a scorgere effetti positivi nelle relazioni con i tesorieri e con i fornitori. Le imprese fornitrici rilevate in questa indagine sono certo un numero ridotto se confrontato con il totale delle imprese intervistate ma questo dato consente di affermare che definendo regole che spingano i fornitori delle amministrazioni pubbliche ad essere efficienti si compie un’opera di diffusione che non si limita al perimetro della spesa pubblica, ma investe lentamente tutto il sistema Italia. 6. Analogo sforzo di diffusione andrebbe compiuto dalle medie e grandi imprese nei confronti dei loro fornitori e clienti, specie piccole e medie imprese, e un segnale positivo è fornito proprio dalle imprese fornitrici di servizi pubblici. Per allargare la probabilità di trovare la controparte in rete, le grandi confederazioni padronali e le associazioni di categoria dovrebbero rendersi parte attiva, ma non necessariamente operativa, in questo processo di diffusione dei servizi in rete poiché lasciare l’iniziativa al singolo piccolo imprenditore rallenterà questo processo d’innovazione gestionale, produttiva e finanziaria. Il sistema bancario ha mostrato che una visione di sistema favorisce questi processi innovativi ed è auspicabile che mediante un accordo con le imprese e con le amministrazioni pubbliche si possa accelerare la modernizzazione del nostro sistema produttivo.
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